Sto continuando il mio viaggio nel
magico mondo di Marie Kondo.
Devo ammettere che ho cominciato nella
più totale ignoranza, nel senso che mi sono solo infomata su
internet, e mi sono buttata in questa avventura.
A volere essere sincera, questa cosa è
la naturale conseguenza del percorso di rinnovamento che sto facendo
(alla soglia dei 53 anni, ma non è mai tardi).
Una bella dieta (con risultati non
eclatanti ma stabili e soddisfacenti), e un percorso di miglioramento
dello stile intrapreso con Anna Turcato, una eccezionale consulente d'immagine che mi sta aiutando molto.
Lei mi ha nominato la prima
volta Marie Kondo, stimolando in me la curiosità.
In questo momento per una
convalescenza post chirurgica sono a casa, e proprio adesso,
guardando il mio armadio, ho sentito la necessità impellente di
BUTTARE.
Ho cercato qualcosa su internet,
trovando dei video di persone che avevano cominciato (e finito) il
percorso, e ho preso spunto.
Solo dopo avere cominciato ho sentito
la necessità di leggere il libro, perchè ho capito che la mia
esigenza di cambiamento di questa fase della mia vita si rispecchiava
facilmente nella filosofia zen del libro della Kondo.
Ho letto solo i primi capitoli, e mi va
di comnciare a mettere per iscritto le mie impressioni, gli errori e
le similitudini.
Io ho cominciato dall'armadio, come
suggerisce la Kondo (non lo sapevo, mi è andata bene), ho cominciato
di mattina presto, da sola in casa, senza musica e senza distrazioni.
Vivendo in una casa piccola, ho solo
due armadi, uno per i vestiti di stagione e uno per quelli dell'altra
stagione.
Non ho tirato fuori tutto insieme, ma
separatamente i contenuti dei due armadi (diciamo una mattina
l'invernale e una mattina l'estivo) -
Il risultato sono state 5 buste
shopping piene di roba, che verranno ritirate dalla titolare di un
centro di assistenza a famiglie disagiate.
A questo proposito devo assolutamente
mettere per iscritto una riflessione, che ho ritrovato nelle prime
pagine del libro.
Per paura dello spreco, avevo
conservato vestiti di mia nonna, che era mancata a 80 anni e aveva
una serie di maglioncini colori pastello praticamente nuovi, dei
soprabiti, e qualche gonna.
Ovviamente lo stile era quello di una
signora ottantenne. Ebbene, per 11 anni io ho tenuto quei vestiti, li
ho messi, li ho abbinati fra di loro. Perchè? Credo per paura dello
spreco, e non li ho buttati per rispetto per la memoria della nonna.
Ho dovuto lavorare sul senso di colpa,
perchè buttavo cose seminuove (per fortuna la signora
dell'associazione, prendendole, mi solleva da questa sensazione) e
perchè buttavo le cose di mia nonna.
Ho dovuto lavorare anche sul senso di
colpa per potere disfarmi di abiti regalatimi da mio padre e da mia
madre molto molto anni fa.
Ho dovuto ripetermi che non facevo un
torto a loro liberandomi di quei capi (molti vecchi e consumati,
altri nuovi perchè non adatti a me).
Questi sentimenti li ho trovati
espressi nelle prime pagine del libro.
Come ho riconosciuto il senso di
sollievo che si prova, dopo.
Io guardavo dentro il mio armadio, e
chiudevo subito, mettevo sempre le stesse cose, e quando mi forzavo a
mettere altre cose (quelle della nonna) non ero felice. Invece la
mattina in cui ho sistemato il mio abbigliamento ero felice,
sollevata, guardavo l'armadio e non mi stancavo di farmi i
complimenti da sola.
Ho anch'io avuto la mia dose di
disturbo, in particolare mia mamma (come previsto dalla Kondo nelle
pagine del suo libro) che è venuta per prendersi delle cose.
Per fortuna non ha accennato al fatto
che erano le cose della nonna, o che ci fossero vestiti che mi aveva
regalato lei.
Ha solo preso alcuni pantaloni e un
maglioncino. Ma non è un problema mio, come dice Marie Kondo, e fra
l'altro credo che in effetti li userà.
Ho riconosciuto nelle pagine del libro
il senso di disagio che si prova nelle stanze sovraffollate di
oggetti. Ecco perchè domani affronterò la libreria (ne ho una
sola), e presto il mucchio di documenti.