giovedì 26 novembre 2020

I problemi degli altri e i sensi di colpa.




In questo tempo sospeso sto cercando di lavorare su me stessa.
Devo lavorare molto sui sensi di colpa e sulle preoccupazioni.

Non posso avere i sensi di colpa sulle mie fantasie.
Se fantastico su cosa farei se fossi vedova, non vuol dire che io stia augurando la morte a mio marito.
Credo che faccia parte della mia paura del definitivo, del mio amore del provvisorio. 
Esorcizzo una tragedia per convincermi che potrei reagire. Intravedo la possibilità di aprire un nuovo capitolo, per il gusto della novità  che ho sempre avuto.

Devo inoltre sempre ricordare che i probblemi degli altri non sono i miei.
In particolare non devo angustiarmi per i problemi della famiglia di mio marito.
I problemi che stanno nascendo ora sono il risultato di scelte fatte più di venti anni fa.
Mia suocera sta raccogliendo oggi i risultati di quello che ha seminato negli anni.
I rapporti fra i miei cognati non sono sani, e adesso viene fuori in tutta la sua complessità.

E' pura cattiveria scaricare rabbia e frustrazione su mio marito, in un momento in cui mio marito non sta bene, sa di avere un tumore, non può ancora operarsi e sta facendo una terapia ormonale.

Una forte delusione mia nipote, che consideravo una figlia. Nemmeno una telefonata, un contatto. Condizionata da sua madre e suo padre.
Sicuramente sin da piccola ha respirato aria tossica, ma adesso ha vent'anni e studia da psicologa, dovrebbe essere in grado di farsi una idea da sola.
Ma è troppo condizionata da sua madre per essere obiettiva. E sua madre mi ha sempre visto come una nemica.

Devo ricordarmi che queste relazioni non sono le mie, io devo solo pensare al benessere di mio marito e della mia famiglia. La mia famiglia ha avuto ed ha altri problemi, ma il modo di risolverli è ed è stato molto diverso.

Devo farmi gli affari miei su questo argomento, non devo intervenire, nemmeno dando consigli non richiesti.
Devo ricordarmi che io sto bene con le mie cose, che non sono una persona materiale.




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